lunedì 22 settembre 2014

Pulitzer prize (La mitomane, atto VII)

Uno degli aspetti più ridicoli della vicenda della mitomane è la sua ambizione di essere scrittrice. La manifestò un giorno improvvisamente. Poteva anche essere una vecchia passione ma viste le sue mail era ovvio che non si trattava di questo. Lo scopo era far colpo su Saviano e dimostrargli di essere degna di lui, di essere interessata e interessante e di avere una naturale inclinazione per la letteratura, come ovvio di taglio giornalistico. Cercò di capire se noi eravamo dei bravi scrittori a nostra volta per poterci eventualmente chieder dei pareri. Io non scrivevo alcunché dai tempi della tesi e glielo dissi subito sperando di arginarla ma lei non si arrese e continuò a propinare le sue trovate letterarie a me e soprattutto a Lapazza verso la quale non aveva remore.
Quando non le bastammo più si decise a compiere un balzo in avanti e si iscrisse ad un corso di scrittura creativa. A seguito di esso poté finalmente trovare le risorse interiori per iniziare a buttare su carta ciò che aveva dentro. E dopo poco mostrò alcuni brani dei suoi scritti a Lapazza. Questa, nonostante le sue stramberie, ha un discreto gusto estetico e rimaneva sconcertata dall'infimo livello di quel che leggeva. Tentava anche con qualche successo di limitare le peggiori cadute di stile.
LAPAZZA: Mi sono appuntata una parte del racconto che mi ha fatto leggere e che vuol presentare a un concorso letterario.
IO: Com'era?
LAPAZZA: Mah … Non ti dico niente … giudica te: “… Non mi ricordo quale fosse il motivo, forse la pasta scotta ma quella sera, le vene sulla sua fronte sporgevano minacciose, e mi colpì ripetutamente insultandomi […] le lacrime scendevano implacabili sulle mie guance mentre lui mi toglieva le mutandine e mi penetrava 1, 2 [scritto così in cifre arabe], infinite volte tenendomi la bocca chiusa con la mano e spingendomi la testa contro il muro. Adesso, su una sedia a rotelle, porterò questo messaggio a tutte le donne, di ribellarsi e denunciare questo tipo di abusi che affliggono tutte noi donne più deboli."
IO: Sedia a rotelle? O che uccellate ha preso 'sta qua?
LAPAZZA: Ma infatti questo gliel'ho fatto levare.
IO: Non doveviiiii! Sai che risate quelli della giuria!
LAPAZZA: Figurati, mi ha anche mostrato un foglio in cui dicono che sono onorati di avere il suo racconto e che vorrebbero averla nella prossima edizione del concorso.
IO: Ma il primo premio qual è? Una coppia d'uova?
LAPAZZA: Te ci scherzi, dovevi vedere lei come lo leggeva beata.
IO: Dai sù … sono lettere precompilate che mandano a tutti quanti. Ma ti pare? “Tutte noi donne più deboli”?

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