lunedì 22 luglio 2013

Questione di stile (La mitomane, atto V)

Poco prima di individuare che l'uomo misterioso era Saviano, la mitomane iniziò a tormentarci chiedendo consigli su cosa scrivere al suo amato nelle mail che lei gli inviava. Ecco un esempio dei brillanti concetti che gli esponeva e di quel che mi toccava sentire.
MITOMANE: È meglio direHo visto la luna in cielooppureHo visto la luna nel cielo?
IO: Beh direi che più o meno è uguale … vedi te cosa ti suona meglio.
MITOMANE: Sì ma cosa è meglio?
IO: Ma non direi che una delle due è oggettivamente meglio dell'altra, secondo me bisogna fidarsi del proprio orecchio e scrivere come ci viene.
MITOMANE: Sì ma te cosa scriveresti?
IO: Non lo so.
Posso assicurare che è davvero imbarazzante affrontare questo tipo di conversazione, in una biblioteca oltretutto. Ci si può divertire a fare qualche speculazione sulla differenza tra le due preposizioni ma lei era quanto di più lontano da questo livello ed io reagivo così per scoraggiarla. Dopo la prima di queste domandine andò avanti imperterrita a propinarci ogni giorno una sequela di questioni, le più sceme, sulle forme migliori da adottare per scrivere in bello stile. Le domande erano in realtà di due tipi. Al primo tipo appartiene quella di cui sopra che classificherei come domanda inutile su forme equivalenti. Erano quelle più raffinate. Al secondo tipo appartenevano invece le domande su concetti opposti.
MITOMANE: È meglio dire:È come se tu mi illuminassioÈ come se io ti illuminassi”?
IO: Ma tu … cosa vuoi dire?
MITOMANE: Lascia perdere cosa voglio dire … cosa è meglio?
IO: …
Queste seconde le proponeva nei momenti più disperati quando calavano le sue difese e si disperdevano le ultime briciole di autocritica e di pudore. Fossilizzata nella ricerca dell'estetica si avvitava su questioni minime, cercava la frase più bella a prescindere dal significato che portava ma entrambe le soluzioni selezionate (sempre immancabilmente due) erano di scarsissimo livello, sciatte nella forma e ridicole nel contenuto. Sembravano i pensierini che ci facevano scrivere da piccoli alle scuole elementari. Alla fine le frasi scelte andavano a integrare queste mail che poi leggeva e rileggeva incessantemente per giorni prima di spedirle al povero Roberto al quale va la mia incondizionata solidarietà.

Mica per le minacce dei casalesi!

2 commenti:

  1. Che fenomeno.
    Io cmq fossi in te scriverei una lettera a Saviano per raccontarglielo.
    Anzi, ti prego: fallo!

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  2. ...mmmm.... Qui si batte la fiacca, vedo...

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