mercoledì 30 maggio 2012

La contessa


La contessa, tra i nostri molti utenti, è una veterana. Non è una vera contessa. È una gattara che si occupava della colonia felina del quartiere. La sua presenza è ormai sporadica ma in precedenza era un'ospite fissa della mia e di altre biblioteche. Di corporatura robusta, con la faccia pienotta, il naso aquilino e uno sguardo solo un poco assente, la vedevo puntuale intorno alle cinque del pomeriggio affaccendarsi col cibo per gatti a pochi metri dal nostro ingresso.
Ogni tanto il colpo di genio. Con la sua tipica espressione altera si voltava verso un passante, di solito uno studente in transito, e parlando ad alta voce con l'intonazione di chi prosegue un discorso già avviato, esclamava indignata frasi di questo tipo: “Dovrebbe saperlo lei che la marchesa Collotti Ruffi è cognata del notaio Amedeo Veneroso Pentasuglia!”. Il malcapitato sussultava, incrociando lo sguardo realizzava di essere il suo supposto interlocutore, si guardava intorno sperando di essere smentito ma soprattutto si fermava.
Errore.
Avventandosi sulla preda la contessa proseguiva in un'aggressiva filippica in cui ogni volta sottolineava i rapporti di parentela tra questo e quel personaggio (della sua fantasia) sempre mostrando fastidio per tali rapporti e parentele e per le loro conseguenze. Il tapino di solito dopo un poco si riprendeva e se ne andava pian piano controllando con la coda dell'occhio che la Contessa non lo attaccasse fisicamente. Altre volte rimaneva soggiogato ad ascoltare.
Lei ogni tanto toccava l'argomento che più le interessava: la sua nascita e le vicende che ad essa seguirono. Pare infatti che la Contessa sia stata scambiata in culla da piccola e che tutte le sue successive sfortune siano dipese da quel primo infausto evento. Precipitata da un nobile lignaggio alla sua quotidianità plebea la Contessa non si dava pace. E si vendicava sul passante di turno rinfacciandogli le sue basse origini. “Voi siete contadini, che ne volete sapere? Io sono nobile mentre voi siete contadini e rimarrete contadini”. Naturalmente il suo classismo non si rivolgeva solo a loro: “È grazie ai nobili che si è fatta l'Italia, i contadini e gli operai sono la rovina di questo paese”. Ogni tanto prendeva anche una piega un po' razzista: “Sono stati gli arabi a rovinare la Sicilia!”. E via dicendo.
Capitava che si presentasse anche da noi in sala lettura a consultare dei libri, quasi sempre di araldica, ed ogni tanto anche lì tirava fuori i suoi pezzi di repertorio alzandosi in piedi e lasciando attoniti tutti i lettori. Puntualmente qualcuno veniva poi ad avvisare al banco e la più paziente delle bibliotecarie tentava di calmarla e riportarla alla ragione. Un paio di anni fa la situazione iniziò a peggiorare perché si presentava accompagnata da uno sgradevole odore di urina. Visto che abita con una miriade di gatti non era chiaro nemmeno se l'odore avesse origine felina od umana. Divenne chiaro quando una donna delle pulizie si lamentò di trovare degli assorbenti femminili completamente intrisi di urina e gettati a terra nei bagni. In pratica usava gli assorbenti come se fossero stati pannoloni! Il risultato era comunque di svuotare mezza sala di lettura. Con le ovvie proteste. Che può fare un bibliotecario di fronte a questo? Non è semplice andare da una persona, per di più Contessa, a suggerirle una doccia, un cambio d'abiti … e un pannolone!

1 commento:

  1. [...] Madame dice di essere contessa, progenie dello Zotov che servì alla corte dello sventurato zarevich Dmitrij e fu confinato in Siberia da Boris Godunov [...]
    Tratto da "A Mosca, a Mosca!" di Serena Vitale

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