venerdì 18 maggio 2012

Intolerance

Apro la biblioteca e trovo nel cortile un tipo sdraiato che dorme collassato sull'erba col sole addosso. Ha il giacchetto tirato sulla testa come per proteggersi meglio dall'umidità. Gli dò un calcetto sul piede per vedere se si muove. Nulla. Lo chiamo perché potrebbe anche non essere più di questo mondo ed è il caso di accorgersene. Niente. Alzo la voce e chiedo “STAI BENE?”. Una domanda retorica ma non si può stare a sottilizzare. Si muove, scosta la giacca, ha la faccia inespressiva, è come minimo reduce da una sbronza colossale, forse ha assunto anche qualcos'altro e l'effetto non è ancora terminato. Riesce a dire sì, fingo di crederci e rientro.

IO: Dovremmo chiamare i vigili. Io questi non li capisco. Se sei gonfio torna a casa no? O fattici portare. Che senso ha scavalcare un cancello per buttarsi a terra così? Sfattoni del cavolo.
COLLEGA: Mah … aspettiamo. Alla fine non sta facendo niente di male.
IO: Intanto è entrato nel cortile di notte scavalcando il cancello.
COLLEGA: Capirai che reato. Io aspetterei. Poverino dai.
IO: Macché poverino, non mi fa nessuna pena guarda. 'Sti cretini.
COLLEGA: Ma poi se lo portano al comando dei vigili per una faccenda così?
IO: Così impara.

Dopo tre ore è sempre lì, sempre sotto il sole. La posizione è quasi identica. Torno a vedere la situazione. Dei ragazzi si godono il bagno di sole a tre metri dalla carcassa. Una di loro, con tanto di occhialoni, mi interpella senza muovere un muscolo e col distacco di un anatomopatologo.
BAGNANTE: È vivo?
IO: Respira.

Lo guardo meglio. È sempre vestito con il giacchetto, il sole picchia, è rosso in faccia, coperto di sudore e l'occhio è semichiuso. Sembra boccheggiare, stavolta ha un aspetto orribile, da dubitare che abbia bisogno di un rapido intervento medico. Torno in biblioteca, digito 118 sul cellulare, torno con una bottiglia d'acqua e subito prima di cliccare il tasto verde …
IO: [imperiosamente] Svegliati. Hai bisogno di bere. Prendi questa.
Come d'incanto riesce a tirarsi su. Ma che sono, un incantatore di fattoni? Beve ed è anche in grado di interloquire con frasi di senso compiuto e dalla sintassi corretta. Poso il cellulare.
IO: Ti avviso che stanno per arrivare i vigili.
VITTIMA: Va bene, cercherò di assumere la forma di un bravissimo ragazzo.
Una frase fin troppo elaborata per uno con una faccia simile. Si alza a riesce ad andarsene.

IO: Se n'è andato, peccato. La scena coi vigili me la godevo volentieri.
COLLEGA: Sei proprio cattivo, poverino, stava male e lo vuoi mandare in galera per questo? La mia anima hippie è dalla sua parte.
IO: Anima hippie? Ha le mutande di Calvin Klein in bella vista! Galeraaaa.
COLLEGA: Cioè aveva le mutande che uscivano fuori dai pantaloni? Di Calvin Klein? Eh ma dillo subito che li chiamo io i vigili!

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