venerdì 2 marzo 2012

“C'ho delle storie pese”


Nel primo periodo della nostra coabitazione forzata Lapazza era nel pieno della sua peggiore esperienza sentimentale.

Lavorare con lei all'epoca avrebbe dovuto essere compensato da una forte maggiorazione dello stipendio. Beh, non ha fatto esplodere niente, per carità, ma faceva un danno dietro l'altro e non riusciva ad imparare quasi nulla. Le spiegavo il funzionamento del software per i prestiti ma non c'era verso che se lo ricordasse dieci minuti dopo. Non funzionava neanche facendolo fare direttamente a lei, non era proprio interessata ad imparare e si vedeva anche dall'espressione annebbiata con la quale assentiva durante le mie brevi spiegazioni. A distanza di tempo e vedendola oggi assai rapida ed efficiente posso riderci sù ma all'epoca non era affatto divertente.

In quel periodo non faceva che piangere. Iniziava all'improvviso e mi toccava ogni volta mandarla a riprendersi in un ufficio in modo tale che gli utenti non se ne accorgessero. Aveva manifestazioni di autolesionismo i cui effetti ogni tanto mi mostrava lasciandomi molto preoccupato. Esternamente non mostravo grande partecipazione emotiva perché temevo il rischio di diventare per lei un'ancora di salvezzavale a dire una persona da chiamare notte e giorno per farsi consigliare cose che poi non avrebbe fatto. Non ne avrei avuto la forza e dissi subito di no. Anche perché all'epoca avevo anche il dubbio che molte delle cose che raccontava non fossero vere. E poi perché mi pareva più utile interpretare la parte del collega severo in modo che almeno non facesse danni sul lavoro.

Quando finalmente trovò la forza di lasciarlo si aprì una nuova era.

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